Tell us about your voluntary experience abroad!

Posts tagged “Italy

Il valore della crescita

Cercai di estraniarmi dalla societá

e vidi ciò che la costituiva:

un mondo fatto di richieste,

basato sull´ insaziante volontà di avere tutto.

“La vita é compravendita” , pensai. Si sarebbe disposti a tutto pur di ottenere quel che si vuole. Eppure, sono le scorciatoie, le vie piú semplici, che piú facilmente smuovono la nostra passivitá. Ma quanto siamo disposti a dare per ricevere? Perché ci limitiamo a chiedere e non agiamo?

A diciannove anni mi svegliai da questo confuso sogno e decisi di cambiare.

Il volontariato mi apparve un sano compromesso, l’accordo sincero tra il desiderio di trasformarmi e un mondo esterno che chiedeva aiuto. Attraverso il progetto ” Amicus”,  il 10 febbraio 2010 andai a Marmande, cittadina francese, famosa per il suo pomodoro. Lavoravo in una scuola come educatore e nel frattempo facevo ricerca sul volontariato in Francia.

L’ iniziativa dell’Amicus era molto interessante: 30 giovani italiani venivano inviati per sei mesi in tutta ‘Europa col compito di fare ricerca sul modello di volontariato del paese di accoglienza (piú precisamente sul servizio civile) e, al tempo stesso, di fare volontariato. Trascorsi i sei mesi, l’obiettivo era quello di ritrovarsi tutti quanti per discutere sulla possibilitá di avere un servizio civile comune europeo. La mia esperienza in Francia fu apparentemente distuttiva, nel senso che, passata l’effimera eccitazione, vissi quel che propriamente si chiama “shock culturale”. È difficile ricercarne le cause, anche perché dal punto di vista lavorativo tutto andava a gonfie vele.

D’altra parte, la mia spietata determinatezza si scontrava ferocemente con una sempre maggiore indifferenza nei confronti delle situazioni. Trovai le mie contraddizioni. Io, che non ho mai tollerato le persone contraddittorie. Scoprii le mie debolezze, che, da fiero ragazzetto italiano, non avevo mai rilevato. Indiscutibilmente, il problema ero io e la mia personalitá in cerca di definizione. Ma mi accorsi solo dopo essere ripartito per l’Italia che la lotta era tra ” Me, Myself and I”. Nella realtá dei fatti, non ci volle molto per passare dal “che scarpe inguardabili ” a “odio tutti i francesi”.

Poi ripensai alla mia missione.

Realizzare

di far parte di quella

realtà mediatica

che avevo tanto criticato

mi lacerava.

Avevo solo bisogno

di nuovi obiettivi.

Insoddisfatto,

ritrovai l’essenza

di ció che

in passato

mi spinse a partire,

nella speranza di

cambiare.

In questo modo, diedi il massimo per la ricerca, che, fino a quel momento, avevo un po’  trascurato. Al lavoro, se tutto già andava bene, provai comunque a migliorarlo, dando sempre nuovi consigli all’équipe e ascoltando meglio il mio pubblico, i bambini. Mi rivolsi nuovamente alle persone che meritavano delle scuse da parte mia. Ricostruii da capo ció che fin ora avevo sbadatamente distrutto. Definitivamente, quella fu l’età d’oro.  Al rientro in Italia, il meeting finale dell’Amicus con tutti i volontari fu esaltante. Tante persone con tante storie diverse e allo stesso modo interessanti, pronte a discutere su un qualcosa che di fatto trascendeva le loro competenze. In definitiva, non in tutti i Paesi europei esiste il servizio civile: nel caso della Francia, esso é in via di elaborazione e, fortuna vuole, le leggi inerenti uscirono proprio nel periodo in cui io svolgevo il mio volontariato. Proprio per questa disomogeneitá tra Paese e Paese, abbiamo constatato che, per ora, non é possibile creare un Servizio Civile Europeo, ma, chissá, magari tra qualche anno ne riparleremo. La mia esperienza di volontario non finisce qui, perché a Settembre 2010 sono ripartito per fare il Servizio Volontario Europeo in Danimarca – dove resteró fino a giugno 2011 – entusiasta dello sviluppo a livello personale e pratico fatto in Francia.

Il volontariato é una corrente:

due masse d´ acqua che si incontrano,

due esigenze,

due volontá,

due speranze.

È la voglia di dare

e ricevere

senza prezzo;

capire che condivisione

é guadagno,

non perdita.

by Adolfo Franchi, Italy


Lettera ad un volontario…

Caro volontario,

Ho deciso di rivolgere la mia lettera a te che ti appresti a partire, che ti chiedi se farlo o meno, a te che sei magari già sul posto, nel pieno delle attività, e che cominci a provare nostalgia di casa. Mio caro amico,capisco benissimo come ti senti e non posso far altro che condividere le tue sensazioni.

Ci sono dei momenti in cui dubbi, ripensamenti, domande, supposizioni non ti lasciano libero di vivere a pieno il presente. Quando, ad esempio, scopri di aver lavato per due mesi le robe soltanto con l’ammorbidente, o quando durante le faccende domestiche, l’aspirapolvere sradica una mattonella; E’ proprio in quei momenti che interrompi tutto, ti siedi e rifletti sul fatto che, in fondo, nessuno può capirti completamente. Certo, ho utilizzato degli esempi alquanto demenziali, ma spero di averti reso l’idea…

Ovviamente, come saprai bene, non c’è nessun segreto che sia funzionale al superamento di problemi simili, però, posso dirti che pensare al come ed al perché non fornisce le risposte di cui avresti bisogno…Lascia piuttosto che sia qualcosa di nuovo ed inaspettato a distrarre i tuoi pensieri. C’è qualcosa che davvero ti piace?? Qualcosa per la quale spenderesti le tue giornate e che ti fa semplicemente star bene? Pensaci bene.

Il fatto di concentrarti su situazioni di gente che vive in un contesto diverso dal tuo, a prescindere dal posto in cui ti trovi, permette di dimenticare te stesso e reinventarti, cogliendo tante nuove occasioni. Di qualsiasi tipo di proposta si tratti (dalla passeggiata per un caffè alla seduta di yoga) non rifiutarla, perché poi, se ci pensi, non hai nulla da perdere e non puoi mai sapere dove queste possibilità ti condurranno. Simone Weil scriveva in una delle sue poesie che “un giorno morto è troppo lungo da vivere”, motivo per cui intraprendere una nuova esperienza, per poi non viverla al 100% non avrebbe senso.

I motivi che spingono a candidarsi per il Servizio di Volontariato sono svariati.

C’è chi lo considera una via di fuga, un modo come un altro per “staccare la spina” e trascorrere qualche tempo in un Paese lontano, c’è chi invece vorrebbe “fare la differenza” ed impegnarsi in un progetto concretamente utile a livello sociale. E spesso il resoconto finale della propria esperienza è strettamente legato alle intenzioni con cui si era partiti. Molto infatti dipende dalla propria personale iniziativa.

Nel mio caso, l’esperienza in Turchia ha aiutato tantissimo. In riferimento a questo, mi piacerebbe condividere con te alcune delle impressioni che buttai giù a circa metà del mio percorso:

“Ho cominciato diverse volte a scrivere, ma poi mi sono interrotto, incapace di tradurre pensieri in parole scritte. Qui le circostanze mi lasciano spesso senza parole; Domando, ad esempio, ad un passante indicazioni, per poi vederlo prendermi le buste ed accompagnarmi…Mi addormento in un bar ed il cameriere viene a coprirmi con una coperta… Uscendo dalla scuola di un piccolo villaggio senza strade asfaltate, i bambini mi rincorrono e circondano, riempiendomi di omaggi inaspettati… In ritardo per un volo, chiedo di effettuare il check-in in un negozio di fiori e mi ritrovo a farlo, sorseggiando una tazza di the, mentre il fioraio mi informa che esiste una navetta gratuita per l’aeroporto…

A momenti, stento a riconoscere il mio ruolo di volontario, mi sento spesso in debito con le persone, e tutto questo mi affascina, ma allo stesso tempo mi confonde, per cui posso soltanto invitare a vivere in prima persona questi posti e a valutarne cultura, accoglienza e stile di vita… L’unico rischio che credo si corra, è quello di innamorarsene e non voler più tornare indietro”.

A distanza di tempo, rimango dello stesso avviso, ed ho delle parole anche per te, volontario che presto tornerai e non vorresti, o che dopo il ritorno ti senti uno straniero a casa, e ripartiresti domani stesso.

Io sono del parere che tutti ERRIAMO, ma, sai, a me piace interpretare il verbo errare non nel senso dello ‘sbaglio’ ma nel senso del ‘vagabondare’. Ed in fondo penso che forse è questo che tu sei ora, un errare vivente,ora vagabondi…E non tutti lo fanno… Sbagliare invece ci rende comuni. A te questa libertà di viaggiare, conoscere, esplorare è stata concessa, non sprecarla. Malinconia e senso di smarrimento sono sentimenti comuni, non devono spaventare. Non dimenticare mai che tu hai il mondo intero,la vita intera davanti a te…Che per te la vita può e deve essere più reale, più piena, più gioiosa di quanto essa non lo sia stata forse per nessun’altro.

Non so se possa averti trasmesso qualcosa di utile, però sappi che ti ho parlato in maniera sincera e sentita.

by Stefano Convertino, Italy


Um mundo a descobrir

Escrever sobre esta experiência não é nada fácil, afinal foram nove meses a viver tudo intensamente, como se acontecesse tudo pela primeira vez. Aprender coisas novas, conhecer novas realidades, presenciar comportamentos que desconhecíamos por completo.

Para muitas pessoas um projecto como este pode não ter qualquer tipo de significado. Para muitos pode ser apenas um motivo para viajar ou para sair de casa. Mas apesar da razão pela qual se faz SVE (serviço de voluntariado europeu), o importante, é que se faz e aquilo que se traz para casa. Novos conhecimentos, novas experiências, novas emoções. Ninguém tem o direito de dizer se está certo ou errado. O que interessa aqui é apenas a experiência que passaste, da qual te orgulharás para sempre. E é com esse orgulho que partilho o que vivi.

O meu projecto estava recheado de culturas de diferentes origens porque lidava com nacionalidades muito diversas. Era um projecto peculiar, uma vez que me permitia lidar com adolescentes imigrantes e com mulheres vítimas de tráfego humano e prostituição, possibilitando-me conhecer diferentes culturas e religiões. Teve lugar em Padova, uma cidade no norte de Itália perto de Veneza, uma cidade muito rica e por isso com bastantes imigrantes. Foi realizado numa Associação chamada Mimosa que dá apoio a imigrantes adolescentes que se encontram sem os pais em Itália e a prostitutas e/ou mulheres que sofrem de tráfego humano. Esta associação tem duas casas para que estes adolescentes possam viver: uma casa para raparigas e outra para rapazes. O meu voluntariado foi feito somente na casa masculina.

O meu primeiro contacto com a associação foi na entrevista com a presidente, Barbara, que com todo o seu cativante interesse pela causa, me explicou toda a história de imigração e prostituição em Itália, evidenciando as áreas de trabalho e a mecânica da associação. Fiquei fascinada por pensar que existem pessoas que investem o seu tempo em áreas onde os resultados raramente são alcançáveis ou se os são, demoram tanto tempo que exigem uma paciência e uma motivação sobrenatural.

Depois deste fascínio, fui conhecer a casa masculina com o coordenador Andrea. Foi quando me dirigia para lá que me disse que teria de dormir na casa. Comecei a pensar que não queria este projecto, que não queria dormir lá…para mim era algo impensável. A verdade é que depois de conhecer os rapazes que viviam naquela casa, senti que não era assim tão assustador e que estes miúdos eram apenas adolescentes como eu já fui um dia. Assim, comecei a fazer os meus turnos, um dia com mais vontade, outro com menos mas verdade seja dita, podia estar muito triste um dia que quando chegava à casa, os miúdos eram os primeiros a perguntar se estava tudo bem e a fazer-me sorrir.

Todos vinham de países muito diferentes e com experiências muito pesadas para pessoas tão novas. Gostava de partilhar um pouco das suas histórias de vida:

Khalil, de 16 anos, veio de Marrocos, um miúdo que chegou a Itália com menos de 12 anos. Veio sozinho, não se sabe bem como. Quando o conheci já tinha vivido em várias casas de acolhimento. A mãe vivia em Itália há dois anos mas não estava legalizada, por isso não podia assumir a responsabilidade de ficar com ele. Quando ficou legalizada não quis saber e Khalil saiu desta casa para viver num albergue para adolescentes imigrantes, onde lhe é dada uma mesada e total liberdade. Que futuro terá Khalil? Um rapaz que apenas queria que a família notasse nele e lhe desse um pouco de amor.

Hadi, agora com 18 anos, saiu da comunidade para viver sozinho e começar a sua vida autónoma. Foi com muita alegria que acompanhei a procura de uma casa e a sua ansiedade para começar a sua “vida”, a sua independência. Hadi veio do Afeganistão: veio de barco, de autocarro, pelo seu próprio pé. Passou pelo Paquistão, Irão, Turquia, Grécia e como ele dizia: sempre com o mesmo medo, o medo de morrer:

“e la mia paura era sempre la stessa…

Morire!”

Serghi, de 16 anos, vindo da Ucrânia. Era um miúdo carinhoso, “exigia” sempre um ombro para apoiar a cabeça, um abraço, um beijinho. Na primeira noite que dormi na casa ofereceu-me uma pequena lembrança que tinha feito. Foi o miúdo com o qual criei uma grande amizade e o que mais preocupação me deu quando vi o seu projecto de vida a descambar quando desistiu da escola. Hoje continua na comunidade mas não faz nada e nem tem projectos futuros (não estuda nem trabalha).

Alin e Stefan vieram ambos da Roménia. Alin saiu em Junho da comunidade, tem um trabalho e vive sozinho! Era um miúdo muito correcto, muito interessado em conhecer-me e sempre muito conversador. Adorava o Michael Jackson e era com orgulho que me mostrava as músicas que tinha no telemóvel. Oferecia-me sempre um café depois do almoço e gostava que o acompanhasse na varanda para beber o café e fumar um cigarro. Stefan veio atrás do amigo. Viviam na mesma aldeia. Era um miúdo muito fechado e solitário, não partilhava muitas coisas comigo. Trabalhava imenso e por isso, deitava-se sempre primeiro que os outros. Saiu da casa em Novembro.

Estes adolescentes tiveram um percurso diferente de muitos outros, o que para mim os torna únicos ao mesmo tempo que os torna especiais. Por isso não quero esquecer tudo que partilharam comigo. Aqueles miúdos são peculiares, são incomparáveis, são fortes, são “grandes”! Saíram dos seus países sem nada nem ninguém. Atravessaram fronteiras com medos, com esperança, com vontade de encontrar algo melhor! Encontraram? Não sei. Talvez sim, talvez não, muitas vezes um sonho é só mesmo um sonho. Certamente tiveram muitas coisas positivas mas também outras negativas. Mas uma coisa é certa, não tiveram uma infância e uma adolescência como eu tive. Foram forçados a crescer mais rápido que os outros. A sua adolescência foi passada na angústia de encontrar um trabalho para se poderem sustentar, pois com 18 anos o Estado italiano não os sustentaria mais. Estão por sua conta, sozinhos! Se forem despedidos não têm ninguém que os ajude. Penso neles todos os dias, será que estão bem, será que estão felizes, será que ainda estão em Itália? Espero sinceramente que estejam bem e felizes. Recordarei para sempre o amor que recebi destes miúdos pois foi muito especial e único.

Depois de iniciar os meus turnos na casa dos rapazes, dei conta que para mim não bastava, precisava de estar ocupada durante o dia. Foi aí que comecei a procurar outras associações onde pudesse fazer voluntariado. Comecei por fazê-lo sozinha mas as respostas eram sempre negativas ou inexistentes. Até que a certo ponto decidi falar com o meu tutor Emiliano, que me deu um apoio fora do comum, mostrando-se atencioso e contentor das minhas emoções, que surgiam como um vulcão em erupção. Disse-lhe em que área gostava de fazer voluntariado e uma semana depois comecei a dar apoio num Dopo scuola (Centro de Actividades de Tempos Livres). O meu papel desenrolava-se na parte de animação quando as crianças terminassem os trabalhos de casa. Fazia jogos com eles, desenhos, máscaras de Carnaval, etc. A ideia era entretê-los, enquanto as outras crianças acabavam os seus trabalhos. Para além desta associação, tive oportunidade de fazer voluntariado em mais duas associações: Casa IN-CON-TRA que se dedicava a mulheres refugiadas e aos seus filhos e Intercultura que trabalhava na área da educação não formal para uma aprendizagem intercultural e uma educação global.

Em Maio iniciei outra actividade: a equipa de rua, outro desafio intenso no meu projecto. Este trabalho incidia essencialmente num acompanhamento às prostitutas que se encontravam nas ruas de Padova. Esta acção começava por volta das 22h. A técnica que pertencia a esta equipa já conhecia quase todas as mulheres que por ali se achavam. Sempre que encontrávamos uma mulher, parávamos o carro para podermos conversar um pouco com ela e perceber se já tinha ido ao médico, uma vez que muitas delas não se encontravam legais no país e por isso, não podiam ser atendidas por um médico de um centro de saúde. Nestes encontros procurávamos incentivá-las a fazer análises clínicas para saber como estavam. A maioria delas garantia que usavam contraceptivo quando tinham relações com os clientes, no entanto é sempre bom ser examinado. No final da nossa conversa dávamos um preservativo, ao qual chamávamos il porta fortuna (aquele que traz boa sorte)! Ao pertencer nesta equipa, reconheci que este é um mundo completamente diverso daquele a que estamos habituados. É totalmente diferente passarmos de carro e observarmos uma mulher parada na rua, do que falarmos com ela. É quase impossível compreendê-las, entender qual a razão que as traz ali, na noite escura, fria e solitária. E por isso é mais fácil julgar do que tentar perceber um facto que para nós nos parece incompreensível. As ruas acolhem estas mulheres que por vezes ainda nem sequer atingiram a maioridade. Algumas são simplesmente adolescentes, crianças que não puderam ter outras oportunidades como nós. Nestas saídas, falei com tantas nigerianas que, na maioria das vezes, são vendidas pela família porque acreditam que na Europa poderão ter uma vida melhor e, através disso, ajudar os pais e irmãos que permanecem na Nigéria. Da mesma forma que encontramos tantas nigerianas, podemos também encontrar tantas raparigas da Europa de Leste, que partem para Itália com esperança de encontrar um trabalho que lhes permita ajudar os que ficaram para trás no seu país. Como a prostituição mostra ser o caminho mais fácil, deparamo-nos com jovens que com apenas 18 anos já fizeram 7 abortos. O que me faz pensar, eu com 18 anos queria tirar a carta e entrar na Universidade. Realmente, a igualdade de oportunidades é um mito que os estados usam e abusam para tentar tornar os seus países mais humanos!

Para finalizar esta minha história, é importante destacar a cultura e a vida social em Itália. São aspectos muito característicos deste tipo de projectos que o tornam ainda mais rico. Viver noutro país permite-nos uma vivência cultural única. E apesar de ter escolhido Itália (um país com uma cultura muito idêntica à minha) não significa que não exista essa troca e essa partilha. Para além das coisas mais básicas como a língua e a comida, existem padrões de comportamento divergentes. A linguagem corporal, por exemplo, que é muito própria dos italianos; o uso da bicicleta como meio de transporte; os filmes estrangeiros dobrados…Só nos apercebemos destas realidades quando temos a possibilidade de viver lá, pois passado pouco tempo, somos nós próprios que começamos a usar a linguagem corporal no nosso discurso, somos nós que vamos fazer as compras de bicicleta, somos nós que vemos os filmes dobrados na televisão ou no cinema. E não posso deixar de evidenciar outra característica à qual ninguém fica indiferente: o aperitivo no final do dia. Os italianos têm como hábito, encontrar-se num café, num bar, numa esplanada, e com uma bebida e uns petiscos, relaxam e convivem com os amigos e familiares. As praças cheias de gente, as ruelas movimentadas, a luz natural do fim do dia, criam uma imagem magnífica. Esteja frio, sol ou chuva, ninguém se nega ao típico aperitivo italiano. E eu, com vontade de viver como uma verdadeira italiana, também o fazia sempre que possível. A cultura e a vida social foram aspectos singulares deste projecto, pois permitiram sentir-me como uma italiana em Itália e não como uma imigrante em Itália.

Mas esta vida social nunca poderia ser feita sem amigos, amigos que quando se está fora do país se tornam a nossa família sem os quais não conseguiríamos viver. A minha vida tornou-se num mini mundo recheado de pessoas de todas as nacionalidades. Tive o prazer de conhecer pessoas da Turquia, Hungria, Geórgia, Botswana, Espanha, Alemanha, Polónia, Inglaterra, Bélgica e tantos outros países. Partilhávamos todos a mesma sede de descobrir o desconhecido, o mesmo entusiasmo de falar uma língua que não era a nossa, a mesma saudade dos amigos e da família. Foram com certeza um suporte crucial para mim durante os noves meses, sem o qual não poderia ter vivido este projecto com um sorriso na cara!

Com orgulho vos falei da minha história, do meu voluntariado, do meu projecto. Sim, porque este projecto foi meu, foi criado por mim. Não me refiro à sua estrutura, às suas actividades mas sim à maneira como lutei por ele e como lutei por completá-lo com outras singularidades que só a mim que me faziam sentido. Ninguém poderia tê-lo feito por mim e, por isso, estou grata por tê-lo feito!

by Mónica Correia, Portugal


Volunteering is living

Il mio nome è Fabio, ed ho 19 anni. Vengo da un piccolo paese,di nome Alberobello,che gode di una buona fama nazionale ed internazionale. Ho terminato quest’estate i miei studi ma,da qualche anno a questa parte,l’estate la trascorro al negozio dei miei. Un negozio di souvenirs che, per le ragioni precedentemente citate, lavora principalmente coi turisti. Da qualche anno a questa parte,ho l’abitudine di parlar con loro in varie lingue,ed in alcuni casi di conoscerle discretamente. Quest’attività è stata però solo lo stimolo che m’ha portato a studiare le lingue ed interessarmi ad altre culture,oltre alla mia abitudine a vedere il vuoto ed il negativo in tutto ciò che è usuale. Ma torniamo all’inizio. Quest’estate ho terminato il liceo linguistico,ed il mio primo impulso è stato quello di far esperienze all’estero. Ho quindi anteposto l’esperienze che avrei potuto fare in un gap year (anno sabbatico) all’università, che avrei probabilmente scelto con un’improbabile estrazione del bigliettino. Non avevo idea della disciplina verso la quale rivolgere i miei studi ed a cui dedicare il mio tempo,ma sapevo di voler viaggiare. Dopo essere stato per circa 20 giorni in Belgio,ho deciso,a settembre,di intraprendere la strada del volontariato,nonostante i molti dubbi ed incertezze che m’assillavano. Devo essere sincero: “Certamente se devo far volontariato, almeno lo faccio all’estero”. Questo fu il mio primo pensiero. Sapevo di voler lasciare la mia realtà limitante ed alienante,ma non sapevo che mi sarei invaghito d’ogni singolo aspetto di questa esperienza. …Quanto può essere dolce,la novità. Dopo aver mandato pochissime applications, vengo finalmente preso in un evs in Polonia. Parto il 3 novembre e,inaspettatamente,arrivo solo il giorno dopo. Sì, avevo perso troppo tempo a Praga,precludendomi così la possibilità di giungere a destinazione nel tempo previsto,col treno previsto. Va bene,sono un provinciale. Ma proprio perché sono un provinciale,solo cinque,sei giorni dopo il mio arrivo in Polonia,scrivevo sul mio quaderno degli appunti: ”un alone di dolcezza accarezza i miei pensieri,un velo ora stropicciato ricopre una passione finora negata, repressa.” Sono un provinciale,ma proprio per questo quando vivo queste emozioni(era la mia prima volta completamente solo all’estero) non posso che gioirne ed apprezzarle come molto non riescono. Durante il tempo trascorso in Polonia,oltre ad uscire davvero soddisfatto dal confronto con un realtà e gente completamente differenti da me,ho imparato diverse cose. Ho imparato che noi italiani siamo vittime di molti pregiudizi,ma anche che molti individui miei connazionali non fanno nulla per abbatterli. Ho imparato che ci si può capire e trasmettere affetto anche senza comunicare,come accadeva con gli anziani al social center. Ho imparato che amo parlare con tutti e conoscere tutti, a dispetto della mia timidezza di fondo. Ho imparato che un keniota può aprirti un mondo,e portarti a riflettere su dinamiche e temi di cui precedentemente ignoravi l’esistenza. Ho imparato che insegnare ai giovani è molto difficile,poiché ascoltare è cosa da persone mature. Ho imparato ad essere un po’ più impulsivo e pormi meno domande e porne di più agli altri,prima che l’occasione di conoscere qualcosa di nuovo si perda,a causa di una misera pigrizia. …“Chiedere è vergogna di un attimo,non chiedere è vergogna d’una vita”… E infine, Ho imparato che ci sono tante critiche da muovere al nostro bel paese,ma quando si tratta di fare una presentazione power point su di esso,ti rendi conto di quanto fossero limitanti i quaranta minuti a noi consentiti. Gli altri volontari integravano le presentazioni con delle clip,mentre io annoiavo per tre quarti d’ora 30 studenti in media a settimana,spiegandogli tutti gli aspetti del nostro Paese,così variegato ed in perenne contraddizione con se stesso. Per me questa esperienza all’estero è stata un corso accelerato di vita. L’apprendimento è vita,ed io ho imparato molte cose,in primis la relatività del tempo. Seppur destinate a terminare,queste esperienze rimangono e vanno a creare la necessità di far altre esperienza.E’ è un piano inclinato,e chi esce dal proprio guscio inizia a vedere ogni aspetto del reale come non ha mai fatto prima,fino a volerne sapere sempre di più. Detto questo,consiglio a tutti quest’esperienza,perché è davvero uno stimolo ad uscire dall’apatia di cui la ripetitività è la principale causa.

Volunteering is living.

by Fabio Mascialino, Italy


La mia storia…

La mia storia del volontariato,

All’inizio persino non desiderato.

Si comincia l’autunno bello,

A Roma tenendo sempre l’ombrello.

Stavo li’ per fare un progetto-

Erasmus – fra gli studenti cosi’ detto.

Mentre studiavo le strane materie,

Ho conosciuto le faccende serie.

Ero al terzo anno dell’Universita’

Ed e’ apparsa la nuova difficolta’.

Dovevo scrivere per forza la tesi,

Fare la ricerca, l’analisi, la sintesi.

Ma prima di tutto trovare il tema,

Avere l’idea, costruire lo schema.

Un giorno disordinato,

Lo sciopero, il cammino sbagliato.

Aspettando il bus alla fermata,

Nell’edicola sono entrata.

E ho comprato qualche giornale,

Per avere qualsiasi cosa da fare.

All’improvviso e ‘succeso questo:

Ho letto un po’, e poi ho smesso.

Gli articoli belli ci sono stati,

Sulle vittime – immigrati.

E ho pensato- l’ho trovato,

Il mio tema cosi’ cercato.

Ma cosa dovevo fare prima,

Conoscere bene qualche vittima?

Questo non era affatto facile,

Cercavo a lungo, stavo umile.

E una volta mio grande amico,

Parlando molto entusiastico,

Mi ha detto di una comunita’,

Che combatte contro la fame e poverta’.

Ho pensato per un momento,

Ci vado per 100%.

…E ci sono andata,

Una vittima? Non l’ho trovata.

Ma quello non mi dava fastidio,

Perche’ ho scoperto l’SANT’EGIDIO.

Da quel tempo ogni settimana,

Ci incontravamo a Via Nomentana.

Dopo la bella, serena preghiera,

Visitavamo la gente povera.

Faceva brutto tempo, era tardi,

Ma bisognava andar a trovarli.

Con le bevute calde e i panini buoni,

Andavamo sempre agli borboni.

Nelle periferie, allo stazione centrale,

Parlavo con chi si sentiva male.

Tutti loro erano senza il tetto,

Stancati di vita senza bell’effetto.

Quello era proprio inimmaginabile,

Vivere cosi’ per la strada terribile.

Senza casa, soli, abbandonati,

Addormentati e non piu’ svegliati.

Cosi’ inutili, mica importanti,

Nostre sorelle, e fratelli tanti tanti.

Com’e’ possibile che vive cosi’ mio fratello,

La gente non lo vede nel suo mondo bello.

Infatti prima di fare questo sevizio,

Anch’io avevo qualche pregiudizio.

Quella gente brutta e spiacevole,

Ma in realta’ nella vita senza sole.

Ho capito perche’ cosi’ mi sembravano,

Perche’ loro sono come un orfano.

Non hanno casa ma prima tutto

Sono tristi, come se fossero in lutto.

L’uomo senza amici si sente male,

Sia nel senso fisico sia mentale.

Vive nel mondo senza sole,

Non sorride, non parla, non lo vuole….

Quando vai a trovarlo cosi spontaneo,

Puo’ vedere il sole dal brutto cielo.

Quando lavori come volontario,

Non conti le ore non controlli l’orario.

Semplicemente gli porti un raggio,

Un raggio di sole di aprile e maggio.

Sei per loro come la primavera,

Caldo vento di fredda sera.

Gli porti il sole e la speranza,

Gli dai l’amicizia e la tolleranza.

Forse non hanno soldi e’ tetto,

Ma c’e’ la nostra amicizia e il nostro rispetto.

Adesso immagini – sei un borbone, non conosci il domani,

Sei solo, senza cibo, in citta’ grande, nei posti strani.

Non sai cosa fare, dove andare, a chi chiedere,

E’ non sai neanche che esiste un mestiere,

Che si chiama un volontario della Comunita’

La quale ti trovera’, ascoltera’ e ti aiutera’ :-)

Grazie a Sant’Egidio ho imparato,

Cosa vuol dire vero volontariato:

Voglio aiutare gli altri,

Indipendentemente dall’eta’, sesso,

Dalla nazionalita’, strato sociale, tempo, umore,

Semplicemente sono per gli altri per il bisogno del cuore.

E queste parole finiscono,

La storia del autore.

by Marta Szyszko, Poland


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.