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Marta Szyszko

La mia storia…

La mia storia del volontariato,

All’inizio persino non desiderato.

Si comincia l’autunno bello,

A Roma tenendo sempre l’ombrello.

Stavo li’ per fare un progetto-

Erasmus – fra gli studenti cosi’ detto.

Mentre studiavo le strane materie,

Ho conosciuto le faccende serie.

Ero al terzo anno dell’Universita’

Ed e’ apparsa la nuova difficolta’.

Dovevo scrivere per forza la tesi,

Fare la ricerca, l’analisi, la sintesi.

Ma prima di tutto trovare il tema,

Avere l’idea, costruire lo schema.

Un giorno disordinato,

Lo sciopero, il cammino sbagliato.

Aspettando il bus alla fermata,

Nell’edicola sono entrata.

E ho comprato qualche giornale,

Per avere qualsiasi cosa da fare.

All’improvviso e ‘succeso questo:

Ho letto un po’, e poi ho smesso.

Gli articoli belli ci sono stati,

Sulle vittime – immigrati.

E ho pensato- l’ho trovato,

Il mio tema cosi’ cercato.

Ma cosa dovevo fare prima,

Conoscere bene qualche vittima?

Questo non era affatto facile,

Cercavo a lungo, stavo umile.

E una volta mio grande amico,

Parlando molto entusiastico,

Mi ha detto di una comunita’,

Che combatte contro la fame e poverta’.

Ho pensato per un momento,

Ci vado per 100%.

…E ci sono andata,

Una vittima? Non l’ho trovata.

Ma quello non mi dava fastidio,

Perche’ ho scoperto l’SANT’EGIDIO.

Da quel tempo ogni settimana,

Ci incontravamo a Via Nomentana.

Dopo la bella, serena preghiera,

Visitavamo la gente povera.

Faceva brutto tempo, era tardi,

Ma bisognava andar a trovarli.

Con le bevute calde e i panini buoni,

Andavamo sempre agli borboni.

Nelle periferie, allo stazione centrale,

Parlavo con chi si sentiva male.

Tutti loro erano senza il tetto,

Stancati di vita senza bell’effetto.

Quello era proprio inimmaginabile,

Vivere cosi’ per la strada terribile.

Senza casa, soli, abbandonati,

Addormentati e non piu’ svegliati.

Cosi’ inutili, mica importanti,

Nostre sorelle, e fratelli tanti tanti.

Com’e’ possibile che vive cosi’ mio fratello,

La gente non lo vede nel suo mondo bello.

Infatti prima di fare questo sevizio,

Anch’io avevo qualche pregiudizio.

Quella gente brutta e spiacevole,

Ma in realta’ nella vita senza sole.

Ho capito perche’ cosi’ mi sembravano,

Perche’ loro sono come un orfano.

Non hanno casa ma prima tutto

Sono tristi, come se fossero in lutto.

L’uomo senza amici si sente male,

Sia nel senso fisico sia mentale.

Vive nel mondo senza sole,

Non sorride, non parla, non lo vuole….

Quando vai a trovarlo cosi spontaneo,

Puo’ vedere il sole dal brutto cielo.

Quando lavori come volontario,

Non conti le ore non controlli l’orario.

Semplicemente gli porti un raggio,

Un raggio di sole di aprile e maggio.

Sei per loro come la primavera,

Caldo vento di fredda sera.

Gli porti il sole e la speranza,

Gli dai l’amicizia e la tolleranza.

Forse non hanno soldi e’ tetto,

Ma c’e’ la nostra amicizia e il nostro rispetto.

Adesso immagini – sei un borbone, non conosci il domani,

Sei solo, senza cibo, in citta’ grande, nei posti strani.

Non sai cosa fare, dove andare, a chi chiedere,

E’ non sai neanche che esiste un mestiere,

Che si chiama un volontario della Comunita’

La quale ti trovera’, ascoltera’ e ti aiutera’ :-)

Grazie a Sant’Egidio ho imparato,

Cosa vuol dire vero volontariato:

Voglio aiutare gli altri,

Indipendentemente dall’eta’, sesso,

Dalla nazionalita’, strato sociale, tempo, umore,

Semplicemente sono per gli altri per il bisogno del cuore.

E queste parole finiscono,

La storia del autore.

by Marta Szyszko, Poland


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