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Giovanna Digregorio

Ja ne protiv*

02 marzo 2010_ Nizhnij Novgorod

Sarà che la città non è caotica come San Pietroburgo o peggio ancora come Mosca, sarà che nonostante la presenza di 1.000.000 di abitanti Nizhnij ha l’aria da paesotto, ma questa volta il mio ben venuto in Russia non è stato contornato da lunghe attese, gente scorbutica e coinquiline per niente loquaci, tarakany amici in giro per casa (scarafaggi) e né tanto meno gatti saltellanti qua e là sulla mia valigia. Vivo con una giovane coppia senza gatti a carico, Anton e Tania, e la babushka (la nonna)! L’adoro già! Mi ricopre di coperte perché i riscaldamenti non funzionano bene e ha paura che abbia freddo, in realtà c’è una temperatura normale all’interno e non super caldo Bahamas come d’usanza da queste parti. M’han detto che ancora per un mese e mezzo farà freddo e mi parlano dello scioglimento del fiume ghiacciato come un evento affascinante, guardare lastroni di ghiaccio che si staccano a vengono portati via dalla corrente…staremo a vedere.

4 marzo_il bibliotecario

Il protagonista della giornata di oggi è il mio nuovo mito: il bibliotecario!!! Sono andata alla biblioteca per bambini nella quale lavorerò e ci sono varie signore e un signor bibliotecario, il quale ieri non mi ha rivolto la parola, oggi invece mi sono ritrovata in una piccola stanza con i computer e anche lui era lì; sempre senza dir niente mi ha dato una foto vecchissima di lui da giovane negli Stati Uniti, io ho farfugliato qualcosa per essere gentile e t’hò! Mi porge un sacchetto pieno di foto e mi ritrovo a guardare tutto il servizio fotografico di questo viaggio negli USA , famosissimo tra le signore colleghe a quanto pare (2 settimane in tutto, ma dalla quantità di foto sembra una vita intera) e le ha commentate una per una!!! Anche quella in cui bevevano allegramente vodka “e qui rispettiamo le nostre tradizioni russe”. Ma non è tutto. Forse le foto hanno rotto il ghiaccio e ha iniziato a parlare in continuazione, velocissimo e pure sotto voce!! Quindi ho capito il 10% di ciò che mi diceva, ridevo e basta. E poi quando alla radio passava una canzone che gli piaceva, come un bimbo felice si alzava di scatto e andava ad alzare il volume e tamburellava con le dita sul pc! Alla fine mi ha detto ”Ciao sole, ciao amica mia, torna quando vuoi!”. E da quel momento ogni giorno c’è un nuovo evento. Per fortuna che ci sono le signore che mi salvano sempre dalle chiacchiere infinite del sig. bibliotecario invitandomi alla pausa tè (ce ne sono varie durante la giornata). C’è una signora in particolare che ogni due minuti mi chiede qualcosa sull’Italia: e che dolci ci sono, e i piatti meno famosi ma importanti, e altri scrittori recenti oltre Giorgio Faletti, e altri cantanti oltre Celentano (per chi non lo sapesse Celentano è un Dio qui in Russia), e a che età ci si sposa, e quanti figli in media in una famiglia…insomma m’ha preso per Super Quark speciale Italia! A volte mi sento un po’ un alieno, nel senso che incontro persone che all’aver di fronte un’italiana si sentono emozionati e onorati, poi inizio a parlare russo e quasi si commuovono “ooooh l’alieno italiano parla russo!” e mi tartassano di domande . C’è anche da dire, però, che questa città durante l’epoca sovietica era completamente isolata, fino al 1991 l’accesso agli stranieri era vietato, quindi non è proprio tutto merito mio se faccio così tanto effetto. L’unica persona che non ha avuto tutti questi effetti è stata la nonnina cara, che mi coccola e mi fa assaggiare tutte le cose che prepara lei. A proposito, come faccio a far capire alla nonna che non mangio patate e cavoli a colazione? O pane, formaggio e prosciutto? Intanto il sole splende da 2 giorni, la neve si scioglie e bisogna uscire ed entrare in fretta nel portone perché potrebbero cadere giù lastroni di ghiaccio sulla testa =S

18 marzo_la neve e i russi

È ritornato l’inverno! Domenica c’è stata una nevicata colossale e tutta la città s’è imbiancata (io ovviamente ero per strada sotto la tormenta e sono diventata un pupazzo di neve nel giro di un minuto. E comunque l’aggettivo “colossale” non è un’esagerazione, è appropriato alla situazione, ma solo dal punto di vista di una piccola ragazza del sud Italia come me, che vede una spruzzatina di neve una volta all’anno, forse). La neve (o meglio il ghiaccio) c’è sempre, ma di quella candida mai e quindi domenica ho assistito a questo spettacolo. Ho anche assistito a come sono preparati i russi: tutti hanno a portata di mano un comodo scopettino per spalare la neve dalla macchina e dall’altra estremità c’è un parte piatta che raschia (senza danni) il ghiaccio dal parabrezza…altro che le mie amiche che usano le schede dei punti dell’Agip! Lunedì invece con i bambini sono andata al lago e cammina cammina, cammina cammina, la domanda sorge spontanea “Ma…sto camminando ancora sulla riva del lago???” “Certo che no, stiamo camminando sull’acqua!” e mi sono sentita abbastanza Gesù in quel momento, ma con il naso rosso e congelato! E lì al centro del lago c’era un signore tutto imbacuccato che praticava la pesca invernale, cioè il buco nel ghiaccio per intenderci, proprio come si vede nei documentari!

13 aprile_arrival training

La neve non c’è più!!! Il sole che inizia a riscaldarsi, momenti commoventi quasi, dopo tanto freddo! In realtà io sono arrivata solo a marzo per fortuna, ma un solo mese di freddo è sembrato più lungo del nostro solito “inverno”…e sì devo metterlo tra virgolette perché ormai ho assunto i parametri russi e il nostro inverno è una primavera a tutti gli effetti. Comunque, la primavera in città è arrivata in mia assenza perché in quella settimana sono stata nel bosco e lì c’erano ancora centimetri e centimetri di neve e di ghiaccio. E quindi via con le passeggiate da una sponda all’altra del lago completamente ghiacciato con il pericolo di sprofondare nell’acqua freddiccia . In pratica in questa settimana a fine marzo c’è stato il training iniziale, una sorta di ben venuto e tante informazioni su cos’è l’EVS. C’è stato anche il giorno della cultura russa all’interno del training e quindi abbiamo passato tutta una giornata a disegnare matrioshke, a preparare insalate tipiche russe (ovviamente colme di maionese), a guardare film, a rilassarci nella sauna e anche a bere la vokda…non pensate subito “ah! i soliti sbronzoni!!!” Le coordinatrici hanno appositamente portato nel bosco la vodka: è cultura russa anche quella, no? E poi la cosa più importante del mini soggiorno nel bosco è stata la scoperta delle persone. Ho conosciuto meglio la mia futura super coinquilina Magda, ho scoperto di andare d’accordissimo con persone con le quali scambiavo a mala pena due parole (tra i quali segnalo un certo estone di nome Andre che poi è diventato anche lui mio coinquilino. Lui e Magda mi hanno regalato un sacco di bei momenti *_* è EVS anche questo…o soprattutto questo…) e con altre invece ho capito che non era il mio inglese zoppicante la causa della scarsa socializzazione, ma semplicemente non riusciamo ad andare oltre il “ciao, come stai” . E come al solito vado più d’accordo con i ragazzi che non le ragazze, sarà perché ho preferito bere birra, parlare del più e del meno, imparare a dire “salute” in varie lingue, ascoltare e cantare inni nazionali in piedi sul letto piuttosto che giocare a carte? E non sono stata io a versare la birra sul letto, uffa!

15 maggio_evs secondo me (ja ne protiv)

Le conoscenze si sono consolidate e quindi sempre più spesso ci ritroviamo ad arrostire la carne in riva al lago, alle feste di compleanno, a prenderci cura del nostro acquario (questo è un aneddoto, però devo fare una premessa: in Russia si usa mangiare dei pesci interi essiccati come accompagnamento alla birra. Aneddoto: un signore sale sull’autobus e dice “Per favore, liberate il posto per un uomo con l’acquario”; la gente seduta chiede “E dov’è mai questo acquario?” e il signore risponde “3 litri di birra e due pesciolini…non è un acquario questo???” toccandosi soddisfatto l’enorme pancia piena di birra. E così ora è nata questa espressione “prendersi cura dell’acquario”). D’altronde fa parte dell’essere volontari non rifiutare mai gli inviti ed essere sempre pronti: Ja ne protiv! (io non sono contro) è il nostro motto! Ah esser volontari!! Io lo consiglio a tutti, sul serio, ma non solo per la parte del divertimento spensierato. Credo che, più che altro, siano 6 mesi in cui puoi permetterti di rallentare il ritmo della vita e pensare un po’ sul serio a ciò che si vuol fare “da grandi”. Non so se riuscirò a rendere l’idea, ma ci proverò. Un breve riassunto della mia vita negli ultimi anni: università, esami, lezioni, esami, lezioni, esami, tesi, laurea, laurea in russo ma non so parlare russo, che si fa? Studiare a San Pietroburgo lontano da casa, e ancora lezioni, esami, ritorno a casa, buio totale, prima proposta di lavoro, accettata al volo, evviva un lavoro!! Non sono più una laureata disoccupata! orologiai, call center in russo, noia, dubbi dubbi dubbi, in ufficio dal lunedì al sabato sera con l’impressione di buttar via il mio tempo, dubbi dubbi dubbi, ah! Non era un’impressione, non un minuto libero nemmeno per tagliarmi i capelli, vita consacrata all’azienda mi si chiede, ma chi me lo chiede? Un pazzo sadico che aggiusta le rotelle negli orologi ma non nel suo cervello, trasferta in Russia, incontri di lavoro, giornate intere passate sui mezzi di trasporto, zero talento e zero voglia di convincere persone a comprare orologi a mio parere non troppo belli, e poi “devi partire in EVS fra 2 settimane!”, dubbi dubbi dubbi, decisione presa! addio agli orologiai elemosinando l’ultimo stipendio che mi spetta di diritto, tentare di spiegare agli amici il perché della pazza scelta di rinunciare ad un lavoro stipendiato per lavorare gratis…in Russia per di più dove “fa sempre freddo e gli orsi camminano per strada”! E ancora visto, biglietti, saluta tutti, dubbi e ridubbi su ciò che si lascia e soprattutto su ciò che si ritroverà al ritorno e poi…l’EVS inizia…e si tira un respirone di sollievo. Dato che il mio shock culturale tipico di chi inizia un lungo periodo in Russia l’ho avuto già l’anno scorso, questa volta per me è stata una passeggiata e ho impiegato il mio tempo a conoscere persone, a parlare con loro e quindi anche a parlare di me: chi sono? Che faccio? Perché sono qui? Una specie di auto riflessione “forzata”. La gente che incontro è estremamente varia: russi, stranieri, volontari, non volontari, bambini, anziani (la nonna!!), ragazzi con handicap. Da ognuno di loro imparo tante cose nuove ogni giorno. Non a caso si chiama “formazione non formale” questa esperienza e vale la pena di provarla.

* Io non sono contro

by Giovanna Digregorio, Italy


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