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Fabio Mascialino

Volunteering is living

Il mio nome è Fabio, ed ho 19 anni. Vengo da un piccolo paese,di nome Alberobello,che gode di una buona fama nazionale ed internazionale. Ho terminato quest’estate i miei studi ma,da qualche anno a questa parte,l’estate la trascorro al negozio dei miei. Un negozio di souvenirs che, per le ragioni precedentemente citate, lavora principalmente coi turisti. Da qualche anno a questa parte,ho l’abitudine di parlar con loro in varie lingue,ed in alcuni casi di conoscerle discretamente. Quest’attività è stata però solo lo stimolo che m’ha portato a studiare le lingue ed interessarmi ad altre culture,oltre alla mia abitudine a vedere il vuoto ed il negativo in tutto ciò che è usuale. Ma torniamo all’inizio. Quest’estate ho terminato il liceo linguistico,ed il mio primo impulso è stato quello di far esperienze all’estero. Ho quindi anteposto l’esperienze che avrei potuto fare in un gap year (anno sabbatico) all’università, che avrei probabilmente scelto con un’improbabile estrazione del bigliettino. Non avevo idea della disciplina verso la quale rivolgere i miei studi ed a cui dedicare il mio tempo,ma sapevo di voler viaggiare. Dopo essere stato per circa 20 giorni in Belgio,ho deciso,a settembre,di intraprendere la strada del volontariato,nonostante i molti dubbi ed incertezze che m’assillavano. Devo essere sincero: “Certamente se devo far volontariato, almeno lo faccio all’estero”. Questo fu il mio primo pensiero. Sapevo di voler lasciare la mia realtà limitante ed alienante,ma non sapevo che mi sarei invaghito d’ogni singolo aspetto di questa esperienza. …Quanto può essere dolce,la novità. Dopo aver mandato pochissime applications, vengo finalmente preso in un evs in Polonia. Parto il 3 novembre e,inaspettatamente,arrivo solo il giorno dopo. Sì, avevo perso troppo tempo a Praga,precludendomi così la possibilità di giungere a destinazione nel tempo previsto,col treno previsto. Va bene,sono un provinciale. Ma proprio perché sono un provinciale,solo cinque,sei giorni dopo il mio arrivo in Polonia,scrivevo sul mio quaderno degli appunti: ”un alone di dolcezza accarezza i miei pensieri,un velo ora stropicciato ricopre una passione finora negata, repressa.” Sono un provinciale,ma proprio per questo quando vivo queste emozioni(era la mia prima volta completamente solo all’estero) non posso che gioirne ed apprezzarle come molto non riescono. Durante il tempo trascorso in Polonia,oltre ad uscire davvero soddisfatto dal confronto con un realtà e gente completamente differenti da me,ho imparato diverse cose. Ho imparato che noi italiani siamo vittime di molti pregiudizi,ma anche che molti individui miei connazionali non fanno nulla per abbatterli. Ho imparato che ci si può capire e trasmettere affetto anche senza comunicare,come accadeva con gli anziani al social center. Ho imparato che amo parlare con tutti e conoscere tutti, a dispetto della mia timidezza di fondo. Ho imparato che un keniota può aprirti un mondo,e portarti a riflettere su dinamiche e temi di cui precedentemente ignoravi l’esistenza. Ho imparato che insegnare ai giovani è molto difficile,poiché ascoltare è cosa da persone mature. Ho imparato ad essere un po’ più impulsivo e pormi meno domande e porne di più agli altri,prima che l’occasione di conoscere qualcosa di nuovo si perda,a causa di una misera pigrizia. …“Chiedere è vergogna di un attimo,non chiedere è vergogna d’una vita”… E infine, Ho imparato che ci sono tante critiche da muovere al nostro bel paese,ma quando si tratta di fare una presentazione power point su di esso,ti rendi conto di quanto fossero limitanti i quaranta minuti a noi consentiti. Gli altri volontari integravano le presentazioni con delle clip,mentre io annoiavo per tre quarti d’ora 30 studenti in media a settimana,spiegandogli tutti gli aspetti del nostro Paese,così variegato ed in perenne contraddizione con se stesso. Per me questa esperienza all’estero è stata un corso accelerato di vita. L’apprendimento è vita,ed io ho imparato molte cose,in primis la relatività del tempo. Seppur destinate a terminare,queste esperienze rimangono e vanno a creare la necessità di far altre esperienza.E’ è un piano inclinato,e chi esce dal proprio guscio inizia a vedere ogni aspetto del reale come non ha mai fatto prima,fino a volerne sapere sempre di più. Detto questo,consiglio a tutti quest’esperienza,perché è davvero uno stimolo ad uscire dall’apatia di cui la ripetitività è la principale causa.

Volunteering is living.

by Fabio Mascialino, Italy


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