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Adolfo Franchi

Il valore della crescita

Cercai di estraniarmi dalla societá

e vidi ciò che la costituiva:

un mondo fatto di richieste,

basato sull´ insaziante volontà di avere tutto.

“La vita é compravendita” , pensai. Si sarebbe disposti a tutto pur di ottenere quel che si vuole. Eppure, sono le scorciatoie, le vie piú semplici, che piú facilmente smuovono la nostra passivitá. Ma quanto siamo disposti a dare per ricevere? Perché ci limitiamo a chiedere e non agiamo?

A diciannove anni mi svegliai da questo confuso sogno e decisi di cambiare.

Il volontariato mi apparve un sano compromesso, l’accordo sincero tra il desiderio di trasformarmi e un mondo esterno che chiedeva aiuto. Attraverso il progetto ” Amicus”,  il 10 febbraio 2010 andai a Marmande, cittadina francese, famosa per il suo pomodoro. Lavoravo in una scuola come educatore e nel frattempo facevo ricerca sul volontariato in Francia.

L’ iniziativa dell’Amicus era molto interessante: 30 giovani italiani venivano inviati per sei mesi in tutta ‘Europa col compito di fare ricerca sul modello di volontariato del paese di accoglienza (piú precisamente sul servizio civile) e, al tempo stesso, di fare volontariato. Trascorsi i sei mesi, l’obiettivo era quello di ritrovarsi tutti quanti per discutere sulla possibilitá di avere un servizio civile comune europeo. La mia esperienza in Francia fu apparentemente distuttiva, nel senso che, passata l’effimera eccitazione, vissi quel che propriamente si chiama “shock culturale”. È difficile ricercarne le cause, anche perché dal punto di vista lavorativo tutto andava a gonfie vele.

D’altra parte, la mia spietata determinatezza si scontrava ferocemente con una sempre maggiore indifferenza nei confronti delle situazioni. Trovai le mie contraddizioni. Io, che non ho mai tollerato le persone contraddittorie. Scoprii le mie debolezze, che, da fiero ragazzetto italiano, non avevo mai rilevato. Indiscutibilmente, il problema ero io e la mia personalitá in cerca di definizione. Ma mi accorsi solo dopo essere ripartito per l’Italia che la lotta era tra ” Me, Myself and I”. Nella realtá dei fatti, non ci volle molto per passare dal “che scarpe inguardabili ” a “odio tutti i francesi”.

Poi ripensai alla mia missione.

Realizzare

di far parte di quella

realtà mediatica

che avevo tanto criticato

mi lacerava.

Avevo solo bisogno

di nuovi obiettivi.

Insoddisfatto,

ritrovai l’essenza

di ció che

in passato

mi spinse a partire,

nella speranza di

cambiare.

In questo modo, diedi il massimo per la ricerca, che, fino a quel momento, avevo un po’  trascurato. Al lavoro, se tutto già andava bene, provai comunque a migliorarlo, dando sempre nuovi consigli all’équipe e ascoltando meglio il mio pubblico, i bambini. Mi rivolsi nuovamente alle persone che meritavano delle scuse da parte mia. Ricostruii da capo ció che fin ora avevo sbadatamente distrutto. Definitivamente, quella fu l’età d’oro.  Al rientro in Italia, il meeting finale dell’Amicus con tutti i volontari fu esaltante. Tante persone con tante storie diverse e allo stesso modo interessanti, pronte a discutere su un qualcosa che di fatto trascendeva le loro competenze. In definitiva, non in tutti i Paesi europei esiste il servizio civile: nel caso della Francia, esso é in via di elaborazione e, fortuna vuole, le leggi inerenti uscirono proprio nel periodo in cui io svolgevo il mio volontariato. Proprio per questa disomogeneitá tra Paese e Paese, abbiamo constatato che, per ora, non é possibile creare un Servizio Civile Europeo, ma, chissá, magari tra qualche anno ne riparleremo. La mia esperienza di volontario non finisce qui, perché a Settembre 2010 sono ripartito per fare il Servizio Volontario Europeo in Danimarca – dove resteró fino a giugno 2011 – entusiasta dello sviluppo a livello personale e pratico fatto in Francia.

Il volontariato é una corrente:

due masse d´ acqua che si incontrano,

due esigenze,

due volontá,

due speranze.

È la voglia di dare

e ricevere

senza prezzo;

capire che condivisione

é guadagno,

non perdita.

by Adolfo Franchi, Italy


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