Diario di Bahia
intro – Bene. Dovevo andare in Madagascar, ma sono andato in Brasile. Meglio così.
Miracolosamente sono riuscito a tenere un diario, ad annotare qualche impressione nei ritagli di tempo. O a ritagliarmi un po’ di tempo per pensare qualche impressione. Per chi vuole farsi un’idea, qui di seguito c’è qualche riga di quelle scritte a biro che restano nel diario do brasil.
Si poteva scriverle meglio, o riscriverle… ma ho lasciato le parole così come le avevo scritte là sulla terra del Brasile, tra un bicchier di succo e quattro chiacchiere.
Grande semplicità e considerazioni reali.
29.07.10 – Dopo l’aggressione in spiaggia a Salvador… ci rifacciamo con la colazione a base di cous cous di miglio, papaya e banana… già indimenticabile. Abbiamo visto le multinazionali a Feira de Santana, due megastabilimenti Nestlé. La Chiesa di Ipirà ha i neon blu, come in Calabria.
C’è molta più terra che da noi, ma la gente lotta per la proprietà della terra. Contraddizioni. Il salario minimo è aumentato… ma chi lo riceve?
01.08.10 – Oggi è domenica. Giornata libera prima di cominciare col progetto, siamo andati a fare il bagno nel Paraguassu (il fiume che passa qui)… senza parole. Ci è anche capitato di assistere a un batisado evangelico. L’idea era di andare a piedi, ma andando in là ci carica un tram, e al ritorno uno pseudo pick-up fiat (nel cassone insieme ad altri 20 fino a casa).
02.08.10 – A zona rural produz e a fome vai embora. (La campagna produce e la fame se ne va!) – Prima ti valorizzo, tu produci e la fame se ne va, è merito tuo. Da noi sarebbe: io sono il politico tal dei tali e ti do la soluzione, a questo tuo problema.
Abbiamo cominciato col progetto PASSO A PASSO, ci telefona Marta alle 6.40 per darci la sveglia, si lavora dalle 7.50 alle 16.30. Lezione al mattino, attività al pomeriggio (oggi toccava alla pallavolo e al laboratorio di carta riciclata). Il progetto ora si regge senza l’aiuto dei missionari, sostenuto dalla prefettura locale.
La salsina di pimenta a cena… è stellare! Poi una birretta brasiliana, leggerina e servita rigorosamente ghiacciata (che se no, non sta bene). Io sono nato in settembre, mi dicono che è il mese di Cosmo e Damiao, grande festa nel culto del candomblé, e che tengo una personalità forte. Il prefetto, un po’ sul brillo, ci viene a salutare (lui è un bianco) e dice che siamo i suoi amici italiani… evocando la telenovela PASSIONE.
03.08.10 – Secondo giorno nel progetto, facciamo un’scita coi bimbi nel bairo alto. Piove, ma per la gente è come se non piovesse, sono goccioline fini molto gustose. Il capofila guida gli altri a ritmo di tamburo, nella scuola ci sono i cartelloni con le scritte di Leonardo Boff. Scenetta, poi torniamo al progetto. Un po’ di calcio sulla pista, rigorosamente scalzi (infatti mi sono massacrato un piede) e con palla un po’ sgonfia. Si gira in havaianas e maglietta.
Maglietta che non deve essere fighissima, ma semplicemente maglietta, la sensazione di non doversene curare è evidente. Abbiamo cominciato a catalogare i libri del progetto, sono circa 600 volumi tra favole, racconti, poesie, leggende e altro.
Intorno ci sono gli orti con un sistema di irrigazione (che qui non usa praticamente nessuno), la terra è buona… crescono verdure dai colori fantascientifici. Ci lavorano alcune famiglie: metà va al progetto per preparare i pranzi e metà a chi ci ha lavorato (che può anche venderlo).
La prossima settimana ci vogliono incastrare in un festival della pizza e coinvolgere tutto il paese. Alcuni momenti sono da cartellone Unicef per i bambini poveri, ma la sensazione è quella di una comunità rivolta al futuro, si lavora per un domani. Le prospettive non ci sono, si lavora per crearle.
A cena siamo ospiti, tutti in cucina, il tavolo è piccolo e le sedie poche, nessun problema… riusciamo comodamente a cenare tutti (noi non avremmo invitato nessuno, o solo pochi intimi con la tavola in ordine). Mangiamo il piatto tipico della festa, a base di salsiccia e banana verde: il godò… buono!!
04.08.10 – Ho appena bevuto un bicchiere di coca, qui in casa. Qui i bicchieri sembrano vasi di marmellata. Il progetto acquisisce pian piano una dimesione quotidiana di lavoro, i bambini ci chiamano “tio” (zio). Non c’è un educatore a sorvegliare ogni 10/15 bambini… incredibile eh?! E i bimbi sopravvivono benissimo, nonostante tutti i nostri genitori apprensivi. Secondo il nostro modo di vedere, i bambini devono essere messi in condizione di non potersi fare male, di non incontrare pericoli (mettiamo anche la gomma agli spigoli dei mobili di casa)… il che è finto, nella vita poi non sarà così. Qui è diverso, e i bambini sono più scantati, giocano da soli e se uno si fa male o litiga, un terzo va a chiamare l’educatore che allora interviene.
Scena: un gruppo sta facendo il tiro alla fune, casino. Una bimba dice “fila”… pronto! Tutti in fila, si danno un numero, quando uno sbaglia va sotto un altro, si autoregolano e si mettono d’accordo. Senza bisogno di un educatore/animatore che proponga un’attività e spieghi le regole e sorvegli il gioco, ecc… Prodigioso? Bè, ci sono sicuramente aspetti di poca cura dei bambini (anche perché se hai 11 figli, vedrai che sei meno oppressivo)… ma si tratta anche di riconoscere che non c’è sempre bisogno di controllare, sapere e sorvegliare, che sono capaci da soli. Dopo di che, libertà e liberazione sono idee che si innestano su tutto un vissuto coerente.
Ci dicono che i bimbi spesso ci sono addosso, perché loro vorrebbero essere bianchi. Boa noite.
05.08.10 – Gli italiani mangiano poco, mi dice la cuoca del progetto… “non vorrai mica diventar magrolino magrolino??”. La Giuly si è fatta il piercing, un’amica, a mano, ghiaccio, ago e via! Al pomeriggio escursione scalando rocce (in havaianas come sempre – che si rivelano meglio degli scarponi Ferrino), per arrivare a toccare la scritta Andaraì tra i monti (che mi aspettavo gigante e invece nao é gigante nao). Scendendo ci sono delle pozze di acqua rossa, e in estasi naturalistica mi tuffo.
La chiacchierata ha avuto per tema le ragioni e le conseguenze dei problemi legati alla sessualità e all’affettività per come è vissuta qui, Taijara ci ha raccontato la sua visione. Gravidanze a 13-14 anni, incesto, disgregazione famigliare. Il paradosso è che nessuno pensa siano cose normali… ma ormai sono così comuni, che nessuno fa niente.
06.08.10 – In casa non c’è acqua. Niente doccia? Amuchina gel? Vedremo…
Oggi si festeggiano i compleanni degli ultimi tre mesi al progetto, regali palloncini e torta. Torta non è torta, è “bolo”, cioè un rito. Si tratta di 4 o 6 o più torte, affiancate e impilate, con uno strato di marmellata tra i vari piani. Torte dolcissime, ricoperte di glassa bianca alta 2 dita, poi decorate con panna azzurra. Pittoresco e impressionante da vedere.
In serata andiamo a farci una birretta, chiedo ad un’amica quali sono le cose che ha fatto più fatica a capire di noi, quando è venuta in Italia: prima cosa, perché la gente lavori così tanto (lei lavora 8 ore al giorno, ma il modo è diverso), il nostro essere schiavi dell’efficientismo. Seconda cosa la chiusura delle persone, per andare da qualcuno devi farti invitare e fissare ora e data, qua vai e bussi alla porta (non c’è neanche il campanello, e internet e sms li usano anche loro).
07.08.10 – Ci portano a vedere le stelle… emisfero sud, cielo diverso come dice Lollo… parecchio diverso! La festa (che resterà per sempre nella mente di Michi) funziona così: l’ingresso è 4 R$ (un po’ meno di 2 €), per entrare devi scegliere se metterti il braccialetto verde/giallo/rosso (verde sei libero, giallo così così, rosso sei fidanzato)… e poi via di musica brasileira! E qui salta fuori un altro successo… REBOLATION…
08.08.10 – Stiamo caricando la cisterna. Siamo andati a Marimbus, che tradotto significa che il ritrovo è alle 9.00, ma in realtà la gente comincia ad arrivare alle 9.00… alle 10.30 ci siamo tutti e partiamo. 2 in moto e 10 nel cassone di un fiorino che non si apriva più, quindi siamo passati su un pick-up. Siamo passati attraverso i campi (una parte = km di strada nella foresta) del fazendeiro per arrivare al fiume, lì prendiamo le barche e cominciamo a remare tra le ninfee.
11.08.10 – Siamo andati con gli altri per monti e per cascate… tuffi e acqua rossa con tinte di nero (e con noi c’era anche Ace Ventura). Michi e Ste sono arrivati da Utinga con Enzo, sono in forma. Mancano solo Lollo e Giò. Al pomeriggio facciamo un giro in paese, e girando in gruppo siamo “gli italiani”… non più i 2-3 nuovi abitanti che lavorano al progetto. Ritrovarsi insieme è bello, ma si perde un po’ il senso di integrazione coi brasiliani. Le donzelle da Taijara a farsi smaltare le unghie e chiacchierare, il gusto nei loro occhi nel fare ciò… è un mistero.
Il gruppo… chi è più adulto tende, in buona fede, a voler dire come le cose vadano fatte. Siamo così, non abbiamo l’idea che ognuno possa trovare il suo modo… vogliamo sempre dire qual’è il modo giusto, e spesso pensiamo che il nostro modo sia quello buono per tutti. Siamo impostati così (ci hanno trasmesso un sapere razionale e infallibile, le nostre certezze sono solide). E forse siamo impostati male. Poi ci ripenso…
13.08.10 – Giò e Lollo pare si siano beccati un virus, così ha detto il medico del punto di salute… che è verde. Come verde è il CRAS (centro ricreativo), verdi sono le mura del progetto, delle scuole e di ogni edificio pubblico. Di più, anche la divisa di tutti quelli che hanno un impiego pubblico (finanziato dalla prefettura) è verde. E’ il prefetto che ricorda che tutto quello che è verde gli appartiene, l’ha fatto lui, tu con la polo verde sei di mia proprietà… ricordatene quando vai a votare.
17.08.10 – Adesso ultime chiacchiere che alle 2 se ne vanno tutti. Domani riprendiamo la vita brasiliana locale… per un certo verso ne sono contento. I giorni in giro tutti insieme… fa gruppo, vita comunitaria… ma facevamo un po’ conquistadores. Basta immaginare la scena di 10 persone che camminano l’una accanto all’altra al centro della strada… è diverso che passeggiare in 2 o 3 e fermarsi con chi si incontra.
18.08.10 – Stasera mentre eravamo in piazza è arrivata la mia vecchia amica della casa di fronte (così si definisce lei) e mi ha regalato il CD della band musicale di suo genero… un sound bahiano un po’ mieloso, che in questo momento si diffonde per la casa.
Sempre lei, con fare un po’ voodoo, mi ha detto che “chi beve l’acqua di qui, qui deve tornare”.
Al progetto, ridendo e scherzando, ci han chiesto di pensare ad un’eventuale collaborazione per un progetto con gli adolescenti… lingue e informatica. Vedremo…
19.08.10 – Ho lavato un po’ di roba. La Sara dormicchia. La Giulia intreccia braccialetti tricolori (verde, bianco, rosso) da regalare agli amici di qui, souvenir italico. Le chiacchiere di ieri sera con Dacimar e la vecchia amica hanno avuto per tema i massimi sistemi, Dio, la Chiesa, la tutela della terra, l’ecologismo, il prossimo, la razza negra. Alcuni ragazzi dicono che se sei bianco a scuola non ti dicono niente, se fai la stessa asinata ma sei scuro… ti sospendono. I bianchi sono pochi, la preside lo è… e sicuramente se sei bianco, i tuoi sono amici suoi.
Oggi al progetto abbiamo preparato la festa della lettura che si farà domani. Si lavora con calma. Noi se dobbiamo fare 3 cose, le facciamo… poi facciamo una pausa (prima il dovere poi il piacere ti dice la mamma fino a sfinirti). Loro no, lavorando conversano, si prendono il tempo di un caffé e un succo, di salutare chi passa. Magari in due ore fanno quello che noi faremmo in una… dopo noi avremmo un’ora da riempire con altro (non è che ci aumenti il tempo libero per vivere meglio). Resta da vedere se il fare sempre di più, accumulare esperienze e attività… sia un valore così insindacabile. In fondo perché?
Coi tuoi colleghi hai un “rapporto-di-lavoro”… noi ci siamo scordati del “rapporto” e ci è rimasto solo il “lavoro”… forse dovremmo riscoprire i succhi di frutta.
22.08.10 – Ieri sera ci hanno fatto assaggiare l’acarajé, una poltiglia con un po’ di tutto e una pasta fatta coi fagioli bianchi… buono! Non esiste nessun sapore italiano che assomigli… è impossibile dare l’idea del gusto. Ad ogni saluto ci chiedono se torniamo, quando torniamo.
Ci stiamo scambiando mail e orkut (che qui facebook non lo usa nessuno).
Le relazioni le vivono in modo strano, ha del paradosso se vogliamo… sanno stranamente aspettare, sono capaci di dire “ti aspetto, ci vediamo tra due anni”… con l’espressione del volto che avrei io dicendo “buon viaggio, ci rivediamo tra due mesi”. Paradossalmente l’incertezza del futuro si fa certezza di una presenza che può attendere, non c’è nessun motivo per non farlo. Noi diremmo “eh… tra due anni… chissà dove sarò e cosa starò facendo… non ci vedremo più…”.
Magari hai un figlio a S. Paolo, un altro a Salvador, 3 qui, uno là. Sanno bene che anche a distanza le relazioni restano tali, e si portano avanti. Noi siamo un po’ meglio sul qui ed ora… ma sul saper aspettare, attendere, ricordare, fare memoria… siamo decisamente messi peggio.
Forse ci manca l’idea di saudade. Loro rievocano sempre “saudade di qualcuno/qualcosa”, noi tendiamo a dimenticare alla svelta per andare più leggeri verso il nuovo. Col rischio di accumulare e non tener stretto nulla.
23.08.10 – Siamo arrivati da dove siamo partiti, a Salvador. Attraversando il crogiolo di questa immensa, sguasta e affascinante capitale di gente ce n’è per tutti i gusti, e c’è la casa di Jorge Amado: è azzurra. Poi c’è la chiesa dei nobili tutta ricoperta d’oro… ma noi andiamo alla messa degli schiavi: partecipatissima e vivissima celebrazione.
25.08.10 – Siamo andati al mercato modelo per un po’ di compere, poi pranzo alla comida al kilo: intelligentissimo sistema che funziona al posto delle nostre mense/self-service, tu riempi il piatto, c’è un prezzo al kg, pesi il piatto, paghi quello che mangi, stop.
Pomeriggio alla chiesa di Bonfim… luogo dei famosi braccialetti dalla pedagogia interessante: non basta il solo desiderio, devi accompagnarlo da una promessa/un impegno… se la rispetterai, il desiderio si realizzerà quando il braccialetto si rompe.
Maglietta OLODUM comprata… ovviamente! Curioso che M. Jackson ci abbia girato un video insieme (They don’t care about us), loro lottano per i diritti della razza negra… lui non ha fatto altro che cercare di diventare bianco
…
27.08.10 – Siamo stati in un villaggio playmobil, l’isola che non c’è, la terra delle fate. Si tratta di una zona turistica a un’oretta da Salvador… con villaggio da rivista Alpitour, spiagge bianche e palme spioventi. Lettini tranquilli e piscina, anfore in giardino, doccia in spiaggia… un mondo popolato esclusivamente da bianchi, con i brasiliani a fare le guardie al perimetro. Sembra finto.
Ma l’oceano che si insinua tra le dune a formare un fiume poco più in là… è vero. Uno scorcio di paradiso da film, mancava solo Morgan Freeman vestito di bianco.
28.08.10 – Salvador, ci sto volando sopra. Si riparte per l’Italia, via Lisbona. Stamattina abbiamo salutato tutti con un calcetto in spiaggia a ritmo di samba
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by Davide Orlandini, Italy



ciao, molto bello il tuo diario, complimenti!
ti volevo chiedere una cosa: come l’hai trovato il progetto in Brasile? anche a me interessa andarci per un evs o un progetto di volontariato, ma per ora la ricerca è ostica. Inoltre, quanto tempo prima ti sei mosso con le ricerche?
Spero tu possa rispondermi in due righe alla mia email allegata qui.
Ciao e grazie
Dario
March 11, 2011 at 12:45 pm
Ciao Dario,
era un progetto di cooperazione internazionale, sono andato come volontario del CMD di Reggio Emilia.
ciao ciao! – Davide
March 26, 2011 at 11:05 am